Memorie di Un Vampiro

Memorie di Un Vampiro

 

E’ durante una notte buia e fredda che ti scrivo questa lettera, ma chère. All’improvviso un tuono irrompe nel suo fragore assordante dopo che un lampo di luce illumina a pieno giorno la mia stanza. Lo scroscio della pioggia cade ritmico contro i vetri producendo un suono piacevole. Così è la mia anima, irrequieta come un temporale.
E’ da anni che vorrei raccontarti la mia vita, il mio tormento, il mio dolore ed il mio grande amore. Ho un passato molto tetro e pieno di ricordi tenebrosi, ecco perché tu non riesci a capirmi e so anche che, durante questi secoli, tu sei stata molto paziente. Voglio illuminarti sul mio passato per un miliardo di ragioni e soprattutto perché te lo meriti, dopotutto.
Sei la mia compagna Josephine, la mia amica e la mia amante. Ti amo e le mie labbra non si stancheranno mai di pronunciarlo.
Come hai detto giorni fa: “Ho bisogno di sapere”.
Ecco che ti racconto la mia storia.
Ha inizio nel 1775 a Parigi, mia città natale. Figlio di nobili, vivevo nel lusso più sfrenato, negli agi che nessuna persona potrebbe mai immaginarsi. Ogni sera una festa, ogni giorno uguale all’altro, finquando tutto cambiò, così all’improvviso, con la stessa semplicità con cui le foglie in autunno cadono dagli alberi.
E’ vero, non sono mai stato un uomo retto ma, quando mia sorella morì, sono scivolato pian piano nel peccato perdendo per sempre la via del perdono divino.
Mia sorella era l’ultimo mio parente rimasto in vita. I nostri genitori erano stati derubati ed assassinati da due briganti anni passati, lasciandoci da soli, ed in questo modo ero diventato automaticamente il capostipite della mia famiglia. Il mio primo compito era quello di regolare le finanze.
Di ricchezze ne avevamo tante ma, come ho detto, eravamo solo due ragazzi che volevano divertirsi e con un grande desiderio di fare il loro ingresso alla corte di Luigi XVI. E proprio per questa nostra smania di realizzazione, pian piano stavamo perdendo tutto. L’unica cosa che ci rimaneva era la casa.
Iniziammo a lavorare come domestici nelle case dei nuovi ricchi signorotti ma mia sorella si ammalò all’improvviso di tisi, soldi per curarla non ne avevamo e così scivolò pian piano nelle braccia della morte.
Io, per tutta risposta a questa perdita, sopraffatto dal dolore, mi diedi all’alcolismo ed al gioco d’azzardo, incrementando i miei debiti, con la speranza che qualcuno accelerasse l’arrivo della mia ora.
E dopo tanti giorni, essa arrivò.
Stavo camminando una notte per le fetide vie di Parigi, nei sobborghi maleodoranti, pieni di sporcizia e malattie. Ero incollato con la bocca ad una bottiglia di un forte liquore (ora non ricordo il nome) che subito mi fece uscire fuori di testa. Quando la sostanza di colore ambrato finì, gettai la bottiglia per terra e si frantumò in mille pezzettini di vetro.
Barcollai per alcuni metri quando, tutto ad un tratto, davanti ai miei occhi comparve una figura. Indossava un abito di seta bianca, i cui bordi -che toccavano la terra sporca- erano diventati leggermente più scuri. Un cappello ornato di piume di fagiano scivolava sul volto nascondendolo leggermente. La pelle pallida sembrava delicata come la neve e soffice come il velluto.
Senza che potessi muovermi, mi afferrò con le sue possenti braccia ed avvicinò le sue labbra al mio collo. Sentii il suo alito caldo accarezzarmi la pelle prima di avvertire la durezza delle sue zanne.
Mi trafisse ed il suo morso mi mozzò il fiato.
Succhiando, mi bloccò la schiena con entrambe le mani. Sembrava un lattante attaccato al seno della madre mentre le vertigini mi sommergevano ed il sapore della bile si addensava alla bocca dello stomaco.
Mi stava dissanguando mortalmente mentre sentivo defluire la mia vita attraverso il mio sangue. Le mie pulsazioni erano aumentate tanto che il mio cuore sarebbe potuto esplodere da un momento all’altro. Macchie di luce rossa danzavano davanti agli occhi mentre la tenebra copriva ogni cosa con il suo spesso velo.
Poi un’ondata di piacere spazzò via il dolore come una corrente gelida annienta una fiamma. Il mondo oscuro si trasformò in un biancore quasi accecante mentre aderivo sempre di più al suo corpo, avvertendo le sue curve da donna.
Iniziai ad ansimare come se avessi corso per tutto il giorno ed alla fine provai solo libidine. Dentro di me ero consapevole di quello che mi stava succedendo, anche se pensavo che fosse solo un sogno. In fondo ero ubriaco fradicio e quella poteva essere benissimo un’allucinazione.
L’orgasmo mi colpì inaspettatamente mentre le crollavo addosso. Mi prese tra le sue braccia come fosse un prode cavaliere con la povera principessa indifesa. Mi guardò con i suoi profondi occhi azzurri. Erano antichi e colmi di una tristezza nella quale si poteva annegare.
Si lacerò un polso dal quale nuovo sangue prese a sgorgare in minuscoli rivoletti. Me lo poggiò sulle labbra con la stessa accortezza di una madre e mi fece suggere il dolce nettare della vita.
Quel sapore, al tempo dolce e metallico, mi invase diffondendo nuova energia nelle mie membra morenti. Fui scosso da violenti spasmi, mi contrassi come impossessato da un’entità demoniaca ed inarcai la schiena senza mai smettere di guardarla, ma poi rovesciai gli occhi all’indietro e caddi in un torpore dolcissimo che mi fece calmare.
Lei, intanto, mi aveva portato sulla sommità di un palazzo mentre guardava sfilare le carrozze sottostanti e brillare le luci della città. Una folata di vento le fece volare via il cappello mentre i biondi capelli venivano scompigliati dall’aria fredda.
“Ora devi solo morire” sussurrò con una voce morbida come seta.
Protese le braccia verso il vuoto e, senza che me ne accorgessi, mi lasciò precipitare. Sembrava che la caduta non finisse mai e davanti agli occhi incominciarono a scivolare i ricordi che costituivano la mia vita. L’ultimo fu quello di mia sorella agonizzante mentre si spegneva lentamente.
Nel momento in cui toccai la fredda strada sporca e puzzolente, tutto fu ingoiato dal silenzio, da un’oscurità assoluta ed il mio cuore cessò di battere.

Quando mi risvegliai, mi trovavo in un letto dalle morbidi coltri. Mi alzai a sedere e mi guardai intorno. Una soffusa luce dorata illuminava la stanza, che era molto grande ed essenziale. I pochi mobili che vi erano emanavano un dolce profumo di legno. In un angolo vi era una poltroncina di stoffa sulla quale vi era seduta la misteriosa “Dama Bianca”. Mi guardava sorridendo mentre lisciava la gonna del suo vestito.
“Chi sei? Cosa sei?” chiesi spaventato.
Rise e la sua risata risuonò come una dolce melodia alle mie orecchie.
“Mi chiamo Charlotte”.
Si alzò ed avanzò verso di me. Si muoveva con passo sicuro e con movimenti eleganti. I capelli biondi, quasi bianchi, li aveva raccolti secondo una foggia molto in voga in quell’epoca ormai antica.
In parte le scendevano lungo la schiena e si appoggiavano sul seno generoso.
“Sono un vampiro” disse e rise nuovamente. “Ti ho appena donato l’immortalità”.
“L’IMMORTALITÀ’!!?” gridai.
Mi portai entrambe le mani alla testa, aggrovigliai le dita tra i capelli e tirai. Non poteva essere vero! O era un sogno o quella donna era pazza. E poi non ero appena morto?
Alzai la testa per osservarla e lei era ad un palmo dalle mie labbra. Il suo alito odorava di sangue.
“Ti amo François” mi sussurrò. “E per amore ti ho salvato. Non ti ho permesso di rovinarti sino alla fine”.
Mi abbracciò e mi strinse a sé. Il calore del suo corpo mi confortò molto ma dentro di me tutto quello che era accaduto sapeva di assurdo.
“Cosa vuoi da me?” le chiesi.
“François, ti osservo da anni e da anni ti amo. Molto tempo fa, prima che tu nascessi, vampiri terribili hanno ucciso il mio compagno. Da secoli sono sola! La solitudine mi stava uccidendo”.
Le tremò la voce e gli occhi le si riempirono di lacrime di sangue.
“François amami”.
E così feci: totalmente e follemente.

Da quella serata passarono molti anni in cui lei mi addestrò a sopravvivere come un vampiro. Mi insegnò -nella caccia- a scegliere le mie vittime, ad usare il mio potere (che col passare del tempo diventava sempre più grande) e a comunicare con la mente.
Insieme a lei viaggiai raggiungendo posti che non avrei neanche immaginato e conobbi nuovi vampiri, coi quali istaurai buoni rapporti.
E’ grazie a lei che superai la perdita di mia sorella e riuscii ad andare avanti.
E’ grazie a lei che tornai a vivere e a capire il vero significato della vita e soprattutto mi insegnò ad amare di nuovo. Infatti, iniziai subito ad amarla e forse, nonostante siano passati secoli, l’amo tuttora, malgrado lei non ci sia più.

La sua morte giunse nel 1817.
Ci trovavamo a Londra e passeggiavamo per le strade illuminate da vecchi lampioni. L’aria era fredda e si posava sul volto come una mano dagli artigli protesi.
Charlotte ed io stavamo passeggiando a braccetto e lei aveva un sorriso radioso. Sarebbe stato bellissimo se non fosse stato per quelle zanne micidiali che facevano capolino tra le sue morbide labbra.
Mi fermai e la baciai.
Pian piano raggiungemmo il nostro albergo. Saliti in camera, sul tavolino di legno accanto alla finestra c’era un bigliettino. Lo presi e lessi le poche righe che vi erano scritte.
“Monsieur François e Madame Charlotte sono invitati al Black Hole”.
Poche righe scritte con una grafia sottilissima ed antiquata. “Che cos’è il Black Hole?” chiesi.
“Non saprei”.
Si avvicinò a me e prese il bigliettino. Lo lesse e lo guardò per alcuni minuti.
“Va tutto bene, mon petit moineau?”.
Le accarezzai una guancia e le lisciai i capelli, come sempre morbidissimi come seta.
“Qualcosa mi dice che non dovremmo andarci”.
“Perché? Sono curioso di visitare il Black Hole”.
“François, potrebbe essere una trappola”.
Sorrisi e lei affondò il suo volto nel mio petto. Le cinsi le spalle con le mie braccia e le baciai la nuca.
“Chi mai vorrebbe farci del male?”.
“Tu non conosci John!”.
Alzò il viso per potermi guardare dritto negli occhi. Non li vedevo così tristi da anni.
“Chi è John? Colui che ha ucciso il tuo compagno?”.
“Già” rispose lei staccandosi da me.
“Sono anni che sto con te e non mi hai mai parlato di questa brutta storia. Per una buona volta, potresti dirmi almeno qualcosa?”.
Lo dissi cercando di non urlare, ma la mia voce uscì ugualmente troppo alta. Mi sedetti sul bordo del letto e la osservai. Guardava fuori dalla finestra.
“Hai ragione, mon trésor”.
Si sedette accanto a me, sospirò e si buttò i capelli dietro le spalle. Un gesto da ragazzina per chi ha vissuto per tanto tempo.
“John e Maurice erano sempre stati ottimi amici ma tutto finì per colpa di una donna e quella donna sono io”.
“L’amore fa sempre brutti scherzi, Charlotte”.
“Io amavo Maurice sopra ogni altra cosa, tanto che gli chiesi di trasformarmi in quello che sono ora. Per difendermi da John, Maurice optò per uno spostamento periodico da una città all’altra”.
“Deve essere stato doloroso per te, mon amour”.
“No, con Maurice tutto appariva bello ai miei occhi. Amavo tanto viaggiare con lui”.
“Come vi trovò John?”.
Sospirò nel tentativo di tenere i nervi saldi.
La mia Charlotte voleva apparire un osso duro ma in realtà si commuoveva per le cose più semplici.
“Uno dei nostri amici ci tradì e Maurice decise di affrontare John per risolvere la questione definitivamente. Lo scontro fu terribile, combatterono per un tempo che a me sembrò lunghissimo ma, alla fine, John barò: dei vampiri, suoi compari gli diedero un aiuto.
Bloccarono Maurice per le spalle mentre John lo colpiva al cuore con una spada e poi gli tagliava la testa. Avvenne tutto davanti ai miei occhi.
Da quel giorno promisi a me stessa che John non mi avrebbe mai avuta”.
“Come hai fatto a scappare da lui?”.
Diventavo sempre più curioso ma stavo male nel vederla in quello stato.
L’abbracciai e la strinsi forte.
“Presi la spada nel tentativo di ucciderlo ma era potente. Bloccava le mie mani col suo potere in modo che non potessi usare la sua arma.
Mi colpì alla testa e mi riempì di pugni. Stesa con la schiena sul pavimento, mi sussurrò che non dovevo comportarmi come una puttana e che ora al mondo, per me, sarebbe esistito solo lui.
Per mia fortuna, la spada era proprio accanto a me. La presi e gliela conficcai in gola. Scappai e corsi più veloce che potevo. Sapevo che i suoi amici erano sulle mie tracce e quindi dovevo lasciare Berlino al più presto. Salii su una carrozza che mi portò fuori città.
Dormivo durante il giorno sotto terra e durante la notte viaggiavo per raggiungere la Francia. Arrivata a Dunkerque, presi una nave che mi portò a Londra”.
“E quando ti sei innamorata di me?”.
Si asciugò qualche lacrima e mi guardò con un sorriso malizioso.
“Durante uno dei miei viaggi. Quando ti vidi, non lasciai più Parigi per vegliare su di te”.
Mi baciò e le sue labbra erano soffici come petali di primule.
“Cosa avrei fatto senza di te?” le mormorai ad un orecchio.
Facemmo l’amore e dormimmo durante il giorno.
La notte seguente una cameriera ci portò un altro bigliettino.
“Ci desiderano anche questa sera” dissi sporgendomi per guardare in bagno.
“E questa notte noi ci andremo. Se è John, voglio vendicarmi”.
Si alzò dalla vasca nuda, perfetta e bagnata. Si avvolse in un asciugamano e venne verso di me.
“François, ci ho pensato per tutto il tempo che sono stata in quel letto. Lo voglio morto”.
“E sarà fatto, mon petit moineau”.
Le afferrai il volto tra le mani e le baciai prima la fronte e poi le labbra.
“E’ meglio iniziare a prepararci, altrimenti arriveremo in ritardo” disse lei staccandosi da me ed avvicinandosi all’armadio.
Quando finimmo di vestirci, eravamo pronti per uscire ed affrontare il mostro.
Come lei, anch’io, infine, sospettavo che fosse una trappola orchestrata da John. Dopo secoli e secoli, era riuscito a trovarla ancora una volta.

Il Black Hole era un locale tappezzato di stoffa rossa e tende bianche che pendevano dal soffitto per dargli un’atmosfera da sogno. In poche parole, per trovarsi nei sobborghi di Londra, era un bordello ed una fumeria di oppio. L’odore della droga era molto forte e ormai si era insinuato nei tessuti che decoravano il locale.
Una donna, che indossava un abito blu ed una maschera che le copriva parte del volto, si avvicinò a noi sorridente. Era una vampira. Le zanne sembravano scintillare nella fioca luce.
“Buonasera” disse affiancandosi a Charlotte. “Prego, da questa parte”.
Aprì una porta nascosta da una tenda. Sembrava che l’oscurità si condensasse in un ammasso per nascondere ciò che si celava all’interno della stanza.
La vampira afferrò una piccola candela che pendeva da uno dei candelieri fissati alla parete esterna e, facendo luce, scendemmo le scale di pietra.
Quell’ambiente mi metteva i brividi. Strinsi molto forte la mano della mia amata pensando che anche lei avesse paura, invece era calma e rilassata. La osservai per un breve minuto.
Ci trovavamo su un pianerottolo molto grande e di fronte a noi c’era una porta di ferro. Entrammo in un’altra stanza, solo che questa era circolare. Torce infuocate pendevano dalle pareti di roccia fredda e rivoli d’acqua strisciavano silenziosamente come serpenti. In fondo vi era un trono e su di esso sedeva un vampiro.
Aveva lunghi capelli rossi ondulati, occhi penetranti del colore azzurro del cielo, la mascella quadrata mostrava tutta la sua mascolinità, il naso troppo dritto e lungo –invece- gli donava un’aria molto crudele, la pelle troppo pallida sembrava rilucere sotto le fiamme oro-arancio e la bocca sottile sembrava un petalo di un fiore. Ci sorrise ed accavallò le gambe ostentando tutto il suo compiacimento.
Accanto a lui c’erano una vampira vestita di nero e tre vampiri, uno dei quali stava appoggiato mollemente al trono. Ci osservavano con aria divertita.
“Finalmente sei tornata da me Charlotte!” disse il vampiro che era seduto sul trono.
Sicuramente, mia amata Josephine, tu avrai capito che si trattava del “magnifico John”.
“Sì, sono tornata ma solo per ammazzarti”.
Il vampiro scoppiò in una risata che risuonò con una gelida eco per la sala e sembrò aleggiare per qualche istante nell’aria.
“Sei sempre stata tanto spiritosa”.
In un movimento fluido ed elegante, come un danzatore, John si alzò dal trono e fu dinanzi a Charlotte.
“Nonostante tutti questi secoli, sei sempre bellissima” disse e lei arretrò di qualche passo.
Mi frapposi tra lui e Charlotte e lo guardai dritto negli occhi, lanciandogli la sfida.
“Non pensi che il tuo nuovo amante sia troppo giovane per competere con me?!”.
“Prova a toccarla e…” non mi fece finire la frase che mi afferrò per il collo.
“E cosa mi farai?! Pensi davvero di potermi uccidere? Stasera mi sento abbastanza buono da poter chiudere un occhio. Ora vai via e torna da dove sei venuto, larva!”.
Mi gettò di lato, caddi sulla schiena ma non mi feci nulla. Mi alzai ed ero pronto ad attaccarlo, ma purtroppo quanto lui aveva detto era vero: era troppo vecchio perché io potessi affrontarlo e troppo forte perché ne uscissi vivo dallo scontro. Non sapevo cosa fare, mi sentivo impotente.
Dentro di me la rabbia cresceva e protendeva i suoi mille tentacoli nel mio cervello. Strinsi le mani a pugno nel tentativo di reprimerla, in modo da poter essere più lucido, ma sembrava impossibile.
Corsi verso di lui e lo afferrai gettandolo per terra. Lo riempii di pugni e gli strappai i capelli in più punti ma subito ricrescevano.
Scoppiò a ridere e la sua risata si avventò verso di me e si diffuse nelle mie viscere come mille aculei.
Mi piegai su me stesso contorcendomi nella mia sofferenza personale.
“Se vuoi morire, ti accontento subito ma non sarò io a macchiarmi le mani con il tuo sangue”.
Lo vidi fare un cenno col capo ed i suoi amici si avvicinarono a me. Le due vampire camminavano ancheggiando mentre ostentavano le zanne. Sentivo la loro bramosia di uccidere strisciarmi sulla pelle, ciò mi fece rabbrividire.
Non avevo mai visto nessun vampiro provare piacere nell’uccidere un suo simile: quello era un abominio bello e buono.
All’improvviso un’idea mi balenò nella mente. Se avessi trovato la spada di John, avrei potuto salvare Charlotte. Mi alzai e diedi una guardata veloce in giro ma non vidi nulla, se c’era era nascosta bene.
Portai lo sguardo sulla mia amata e vidi che guardava con una tale furia John che i suoi occhi sembravano due tizzoni ardenti di odio.
Dovetti, per quanto mi fosse difficile, concentrami sui vampiri che ormai mi avevano accerchiato. Uno di loro si era messo davanti alla mia Charlotte impedendomi la visione completa della scena.
“Avanti, fatevi sotto” gli intimai e guardai nella direzione del trono. Come un miraggio lontanissimo, la spada era proprio là, nascosta nella miriade di ghirigori dorati che decoravano la nobile sedia. Non dovevo fare altro che avvicinarmi il più possibile, ma non sapevo come.
L’unica cosa che mi venne in mente fu quella di iniziare ad indietreggiare. Arrivai a toccare la parete di roccia. Era umida e rivoli d’acqua mi bagnarono la giacca. La torcia era accesa e si trovava proprio accanto al mio capo, la fiamma crepitava in mille lingue.
Senza indugiare un minuto di più, l’afferrai e la protesi dinanzi a me.
“Avanti, cosa temete?” domandai.
I vampiri avevano, ormai, l’attenzione concentrata sulla mia arma. A guardarli sembravano alquanto sconcertati. L’ombra del dubbio oscurava i loro volti.
Con un movimento rapido piroettai su me stesso ed allungai il braccio in modo tale che le fiamme potessero guizzare sui miei nemici. E, proprio come mi ero auspicato, esse si propagarono sulle due vampire che iniziarono a bruciare come due piccole stelle.
L’odore di carne bruciata era insopportabile, per non parlare delle urla atroci che sembravano squarciarmi i timpani.
Vidi la faccia di John ed incontrai i suoi occhi vacui. Come mi aspettavo, non provava né pena e né misericordia per le due vampire.
Nessuna emozione sembrava sfiorarlo per quello che avevo appena fatto. Intanto, gli altri due vampiri iniziarono ad arretrare ma io non gli diedi scampo. Avanzai e, come se usassi una spada, diedi degli affondi con la torcia nel tentativo di colpire un lembo della loro pelle o dei loro vestiti. Ero così assorto nella mia danza patetica che non riuscivo a portare l’attenzione anche su quello che stava succedendo accanto a me.
Per quei due, avevo completamente scordato la mia Charlotte!
Feci un altro giro, una stoccata, una fuga ed un fendente e riuscii ad incendiare anche loro. Per un attimo mi sentii sollevato ma, quando mi voltai per vedere dove fosse John, lo vidi seduto sul suo bel trono.
Aveva un ghigno stampato sulle labbra, i capelli rossi sparsi sul volto, il braccio proteso e nella sua mano aveva la testa sanguinante della mia amata Charlotte.
Vedendo quella scena, mi sentii morire.
Impallidii e mi inginocchiai mentre calde lacrime di sangue iniziarono a colarmi lungo le guance.
“Perché?” sussurrai. “Perché non hai ucciso me?”.
Rise.
“Perché avrei dovuto farlo? Tu non c’entravi in questa storia. Ti ho anche dato la possibilità di andartene”.
“Perché l’hai uccisa?”.
Rise di nuovo.
“Perché doveva morire”.
La furia esplose in me coi suoi mille colori e le fiamme della rabbia si impossessarono del mio corpo. Senza che riuscissi a controllarmi corsi verso di lui ma il suo grande potere mi bloccò.
“Cosa credi di fare, larva?”.
Non capivo perché l’avesse uccisa.
Era tutto così sbagliato ed insensato.
Forse tutta questa tragedia era nata dal semplice motivo della sua incapacità d’amare. Lui era così abituato a possedere che non capiva dove fosse la differenza tra amare e possedere.
“Uccidimi!” gli sputai in faccia.
“Lo farò, credimi”.
Ero lì fermo ed immobile ad aspettare la mia morte, tanto agognata. Ormai vivere non mi interessava più.
Di nuovo qualcuno mi aveva portato via una persona che io amavo, lasciandomi da solo nuovamente.
Lo fissavo provando un odio profondo, senza fine. Se avessi potuto l’avrei ammazzato con le mie stesse mani.
E fu allora che capii: anche se avessi posto termine alla sua miserevole vita, ciò non mi avrebbe ridato la mia Charlotte e nemmeno la pace.
Lo osservai di nuovo e vidi nella sua espressione di cattiveria un desiderio nascosto da anni, che ogni tanto si mostrava in superficie: voleva morire e portare con sé finalmente Charlotte.
Mi sbagliavo, conosceva l’amore ed il dolore che si provava a non averlo. Proprio per ciò che richiede questo sentimento così intenso e profondo, lui aveva tentato, anche usando modi brutali, di arrivare alla persona che amava.
Secoli di dolore lo avevano consumato rendendolo vuoto.
“Lasciami” gli dissi cercando di stare calmo.
Il suo potere si allentò intorno al mio corpo ed alla fine mi liberò dalla sua morsa.
“Vuoi che ti uccida, vero?” domandai.
Lo vidi irrigidirsi e guardarmi con occhi attoniti. La muta sorpresa dipinta sul suo volto confermava ciò che avevo intuito.
“Rispondimi!” incalzai.
Annuì.
“Arrangiati da solo perché da me non riceverai il riposo che tanto agogni. Non mi macchierò le mani del tuo lurido sangue, serpe assassina che non sei altro!”.
Dicendo quelle parole me ne andai lasciandomelo per sempre alle spalle.
Era il mio modo di vendicarmi di Charlotte: non l’avrebbe mai raggiunta nemmeno dopo la morte.

E con queste parole termino la mia storia, cara Josephine. Sono parole dure, aride e piene di tormento, ma sappi che non c’è giorno che non tornerei indietro per ficcargli in gola la sua miserevole spada.
Avrei tanto voluto ucciderlo ma non era quello che meritava. Spero che tu non pensi male di me, credimi, non era per mancanza di coraggio che non l’ho affrontato.
Sì, ero un vampiro giovane a dispetto di lui ma, nel preciso istante in cui vidi la testa di Charlotte penzolare dalla sua mano, lo avrei ammazzato in quel momento.
Ora, cara, devo lasciarti: l’alba incombe su di me. Il cielo notturno, ormai sereno, sta lasciando il posto ad un azzurro pallido e le stelle pian piano iniziano a sbiadire.
Sento il sonno reclamare il suo spazio e la mano, che scrive da ieri sera, mi fa leggermente male.
Parte della mia vita ricopre queste pagine bianche e, se ci penso, mi viene da ridere.
Spero che con questa lettera tu possa capire quanto tu sia importante per me e quanto farei per te: se in questa vita arrivasse un nuovo “John”, questa volta non la passerebbe liscia e nella mia mano ci sarebbe la testa ciondolante di colui che avrebbe osato sfidarmi per il mio amore.

~ di statuario su ottobre 9, 2008.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger cliccano Mi Piace per questo: